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Letti da rifare

quattro chiacchiere tra pagine e coperte

Ogni cosa è illuminata - di Jonathan Safran Foer

Agosto 14th, 2008 by la barrocciaia

Jonathan, ebreo americano, decide di andare in Ucraina per cercare la donna che ha salvato suo nonno dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Per fargli da interprete e per aiutarlo negli spostamenti l’agenzia turistica “Viaggi e tradizione”, a corto di personale, manda una stranissima coppia formata da Alex, diciassettenne, e suo nonno, finto cieco con tanto di cane al seguito. Comincia un viaggio surreale lungo i piccoli paesi semi deserti dell’Ucraina, e a questo viaggio se ne sovrappone un altro, questa volta nel tempo, nel tentativo di ricostruire la stirpe ebrea della famiglia di Jonathan.

Le copertine del libro:
A tratti esilarante, questo libro è comunque stranissimo sia nella forma (bravissimo chi l’ha tradotto, a proposito) che nei contenuti - ogni tanto perdiamo un pò la trama, specialmente nella ricostruzione storica. Ricorda in alcune cose l’altro libro di Safran Foer “Molto forte, incredibilmente vicino”, ma a me è piaciuto di più questo, mi è sembrato meno retorico, altrettanto triste e più divertente. Personaggio preferito in assoluto Sammy Davis Junior Junior.

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Pubblicato in 4 copertine, narrativa |

2 Commenti

  1. chiagia Dice:

    Jonathan che scrive la storia della sua famiglia attraverso quella dello shtetl di Trachimbrod, dalla fondazione alla distruzione per mano nazista.
    Alex che scrive la storia di quando accompagnò Jonathan (che lui chiama Jon-fen nel suo linguaggio strepitoso) in giro per l’Ucraina alla ricerca delle proprie radici, con unici indizi un nome e di una foto.
    E poi Alex, ancora, che scrive lettere a Jonathan per commentare le pagine sul passato di Trachimbrod che “l’eroe” gli ha mandato e per mandare a sua volta le pagine sul viaggio in un crescendo di consapevolezza e di comunione con lui.
    Tre piani che si intersecano perfettamente, anche se all’inizio la parte “antica” appare piuttosto faticosa (per questo mesi fa avevo abbandonato il libro e visto il film, nel quale per inciso c’è solo la parte “moderna”).
    Foer è un genio nel mescolare linguaggi ed emozioni diverse. Usa strumenti apparentemente facili (l’11 settembre l’altra volta, l’Olocausto questa) ma li manovra con una bravura davvero sorprendente per un ragazzo di venticinque anni (quanti ne aveva quando ha scritto questo libro).
    La storia d’amore di Brod e dell’uomo di Kolki sarà difficile da dimenticare, così come l’ingresso nella “casa dei ricordi”, reso ottimamente nel film che consiglio. I sorrisi che regala la cagnetta “pervertita” Sammy Davis Junior Junior e le frasi “superiori” di Alex restano indelebili così come il dolore delle pagine più tragiche.
    Unica spiegazione di tanta bravura? Jonathan Safran Foer è illuminato.
    Al libro 4 copertine, al film un bel 7.

  2. la bardassa Dice:

    L’ho finito di leggere stamani sul tram che mi portava al lavoro e confesso che ho fatto molta fatica a trattenere le lacrime. Bello, commovente, molto complicato, tragico, doloroso, divertente ma soprattutto pervaso d’amore. Bravo Jonathan, proprio bravo.

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