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Letti da rifare

quattro chiacchiere tra pagine e coperte

Tre cavalli - di Erri De Luca

Luglio 29th, 2008 by Rebus

Un antico detto insegna che la vita di una siepe dura tre anni, quella di un cane quanto quella di tre siepi, quella di un cavallo quanto tre cani, quella di un uomo quanto tre cavalli.
Il protagonista di questo romanzo, che si legge in due ore, è giunto al giro di boa tra il secondo e il terzo cavallo. Ha cinquant’anni e vive nel Sud d’Italia, facendosi tutt’uno con la terra che coltiva per conto d’altri, giardiniere con la passione dei libri usati perché “hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi”. Non ha nome, per noi lettori, ma ha un passato doloroso di guerra e fuga, di amore e morte, che, amaro calice, ci verrà centellinato per essere sorbito sino in fondo. Ritiene di aver già atteso quanto era destinato ad attendere, per cui non attende nemmeno l’arrivo di Laila, bella, alta, incantatrice, che di punto in bianco gli piomba addosso come “un sasso su un nido”. E sarà ancora vita, per quest’uomo che non s’aspetta altro che un sorso di rosso e una minestra all’osteria del paese.

E di rosso sono bagnate le ultime pagine della storia, di un sangue che appartiene a tante vite, per onorare una profezia scritta nella cenere.
Devo a Laura il mio odio più profondo (nonché la mia più supina gratitudine) per avermi messo di fronte all’inarrivabile: 109 pagine di poesia pura, in cui ogni rigo è un haiku. Nemmeno dopo mille cavalli riuscirei ad eguagliare il lirismo che trabocca dalla scrittura di De Luca. La subdola sospettava che l’avrei amata: be’, dite a Laura che l’amo.

Le righe del cuscino: “Giro pagine docili, bocconi lenti, poi stacco la testa dal bianco di carta e tovaglia e seguo la linea delle mattonelle di rivestimento che gira per la stanza e passa dietro due pupille nere di donna, messe su quella linea come due “mi” spaccati dal rigo basso del pentagramma. Stanno dritti su di me.”

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Pubblicato in 5 copertine, narrativa |

12 Commenti

  1. la barrocciaia Dice:

    Cinque!
    Lo prendo, lo leggo, poi ti dico.

  2. Rebus Dice:

    Cinque, sì. Perché non è possibile dargliene sei.
    Mi dirai.

  3. chiagia Dice:

    Cinque!!!!
    le braci sono state raggiunte
    lo prendo oggi

  4. la barrocciaia Dice:

    Dunque. Poetico, quasi musicale. Alcune parti bellissime. Non mi ha convinto la trama, lui è troppo “l’uomo che non deve chiedere mai”, assolutamente irreale, così come la figura di Laila.

  5. rebus Dice:

    Ti manca l’esperienza del Sud Italia. Avresti modo di verificare quanto siano grottescamente concrete certe figure maschili alla “uomo che non deve chiedere mai” (con la sindrome di John Wayne, le definisco io). :D
    Insomma, copertine?

  6. la barrocciaia Dice:

    Quattro

  7. Rebus Dice:

    Ci può stare. Poi glielo spieghi tu, a Chiagia, eh?

  8. chiagia Dice:

    si è fatta influenzare

  9. la barrocciaia Dice:

    etcì

  10. chiagia Dice:

    “Giorni solo di questo, a sera a casa schiaccio pomodori crudi e origano sopra uno scolo di pasta e sgranocchio spicchi d’aglio davanti a un libro russo. Mi toglie il peso dal corpo.
    Questo devono fare i libri, portare una persona e non farsi portare da lei, scaricarle il giorno dalla schiena, non aggiungere i propri grammi alle sue vertebre.”
    Massì, quattro gliele diamo, magari corte.
    Perdonando qualche eccesso di lirismo. Godendosi qualche passaggio strepitoso e una bella storia, comunque.

  11. Rebus Dice:

    Laura, missione compiuta. ;)

  12. disastrology Dice:

    cinque, sicuro. trama coinvolgente, chiara, linguaggio ricercato ma non borioso,messaggi semplici, laconici, profondi, nessun luogo comune. Unica pecca: finisce troppo presto!

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