Tre cavalli - di Erri De Luca
Rebus
Un antico detto insegna che la vita di una siepe dura tre anni, quella di un cane quanto quella di tre siepi, quella di un cavallo quanto tre cani, quella di un uomo quanto tre cavalli.
Il protagonista di questo romanzo, che si legge in due ore, è giunto al giro di boa tra il secondo e il terzo cavallo. Ha cinquant’anni e vive nel Sud d’Italia, facendosi tutt’uno con la terra che coltiva per conto d’altri, giardiniere con la passione dei libri usati perché “hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi”. Non ha nome, per noi lettori, ma ha un passato doloroso di guerra e fuga, di amore e morte, che, amaro calice, ci verrà centellinato per essere sorbito sino in fondo. Ritiene di aver già atteso quanto era destinato ad attendere, per cui non attende nemmeno l’arrivo di Laila, bella, alta, incantatrice, che di punto in bianco gli piomba addosso come “un sasso su un nido”. E sarà ancora vita, per quest’uomo che non s’aspetta altro che un sorso di rosso e una minestra all’osteria del paese.
E di rosso sono bagnate le ultime pagine della storia, di un sangue che appartiene a tante vite, per onorare una profezia scritta nella cenere.
Devo a Laura il mio odio più profondo (nonché la mia più supina gratitudine) per avermi messo di fronte all’inarrivabile: 109 pagine di poesia pura, in cui ogni rigo è un haiku. Nemmeno dopo mille cavalli riuscirei ad eguagliare il lirismo che trabocca dalla scrittura di De Luca. La subdola sospettava che l’avrei amata: be’, dite a Laura che l’amo.
Le righe del cuscino: “Giro pagine docili, bocconi lenti, poi stacco la testa dal bianco di carta e tovaglia e seguo la linea delle mattonelle di rivestimento che gira per la stanza e passa dietro due pupille nere di donna, messe su quella linea come due “mi” spaccati dal rigo basso del pentagramma. Stanno dritti su di me.”
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Pubblicato in 5 copertine, narrativa |
Luglio 29th, 2008 alle 08:23
Cinque!
Lo prendo, lo leggo, poi ti dico.
Luglio 29th, 2008 alle 08:26
Cinque, sì. Perché non è possibile dargliene sei.
Mi dirai.
Luglio 30th, 2008 alle 10:45
Cinque!!!!
le braci sono state raggiunte
lo prendo oggi
Agosto 16th, 2008 alle 11:22
Dunque. Poetico, quasi musicale. Alcune parti bellissime. Non mi ha convinto la trama, lui è troppo “l’uomo che non deve chiedere mai”, assolutamente irreale, così come la figura di Laila.
Agosto 18th, 2008 alle 07:02
Ti manca l’esperienza del Sud Italia. Avresti modo di verificare quanto siano grottescamente concrete certe figure maschili alla “uomo che non deve chiedere mai” (con la sindrome di John Wayne, le definisco io).
Insomma, copertine?
Agosto 19th, 2008 alle 09:44
Quattro
Agosto 20th, 2008 alle 07:02
Ci può stare. Poi glielo spieghi tu, a Chiagia, eh?
Agosto 20th, 2008 alle 07:31
si è fatta influenzare
Agosto 20th, 2008 alle 09:09
etcì
Agosto 20th, 2008 alle 18:38
“Giorni solo di questo, a sera a casa schiaccio pomodori crudi e origano sopra uno scolo di pasta e sgranocchio spicchi d’aglio davanti a un libro russo. Mi toglie il peso dal corpo.
Questo devono fare i libri, portare una persona e non farsi portare da lei, scaricarle il giorno dalla schiena, non aggiungere i propri grammi alle sue vertebre.”
Massì, quattro gliele diamo, magari corte.
Perdonando qualche eccesso di lirismo. Godendosi qualche passaggio strepitoso e una bella storia, comunque.
Agosto 21st, 2008 alle 07:18
Laura, missione compiuta.
Ottobre 7th, 2008 alle 15:26
cinque, sicuro. trama coinvolgente, chiara, linguaggio ricercato ma non borioso,messaggi semplici, laconici, profondi, nessun luogo comune. Unica pecca: finisce troppo presto!