Amore, bugie & calcetto - di Fabio Bonifacci
la barrocciaia
Diciamolo subito: il titolo lo penalizza e non poco. Superato lo scoglio e comprato il libro, ci troviamo nel mezzo di una partita di calcetto: i sette componenti della squadra hanno ciascuno una vita diversa, età diverse, lavori diversi. Li unisce la passione per la partita del giovedì sera, e il rendimento della squadra segue di pari passo le disavventure sentimentali dei protagonisti. C’è Vittorio, imprenditore 50enne che si è fatto da solo, Lele, padre di due figli e in crisi con la moglie, e così via, una galleria di personaggi a cui ci si affeziona per forza.
Le copertine del libro:
corte
Stile vicino a quello di Ammanniti, senza la sua crudezza. Si ride anche (tipo nella scena del pronto soccorso, o nell’epopea del cane Stop). Carino, chissà come è il film.
Personaggi preferiti: Lele, mediano infaticabile nella vita e sul campo, e “Precisetti”, difensore tutto d’un pezzo che scopre la fantasia e l’imprevisto.
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Pubblicato in 4 copertine corte, narrativa |
Giugno 20th, 2008 alle 11:23
PS: Lele nella realtà non esiste.
Giugno 20th, 2008 alle 12:40
No, non esiste proprio…un “casalingo” non si è visto mai! ne so qualcosa…
Giugno 25th, 2008 alle 16:42
Non male, anche se 4 copertine mi sembrano troppe
Giugno 25th, 2008 alle 16:47
..corte.
massì, scialiamo!
Luglio 10th, 2008 alle 14:14
Davvero carino questo affresco di amicizia preparato da Bonifacci. I personaggi sono ben caratterizzati, anche se all’inizio ci si mette un po’ per focalizzarli e si tende un po’ a sovrapporre i due “impegnati”, ovvero il marito tuttofare Lele e il fidanzatino Piero Precisetti.
La storia è molto avvincente e il libro è ben scritto, con pagine eccellenti. Specialmente dove si vede che l’autore si allontana dalla sceneggiatura (che ha dato origine al romanzo) e dà libero sfogo alla sua voglia di scrivere - su tutto il pezzo sullo “squarcio”.
Mio personaggio preferito è Mina con le sue parole fiondate e precise come una punizione. In fondo l’unico personaggio che mantiene una sua coerenza dall’inizio alla fine del romanzo, senza ricorrere a happy end improbabili come accade a qualche suo collega.
La corsa di Lele, le geometrie di Precisetti, le bombe del Condor Vittorio ritmano la storia attraverso una sequela di partite di calcetto, metafore scoperte delle vicende personali dei personaggi.
Sì, anche per me sta oltre le 3 e sotto le 4 copertine. Ecco, se ci fosse un 3,5 sarebbe perfetto.
Bonifacci ha talento, non talentino come teme di avere il suo Mina. Speriamo che ci regali qualche altro romanzo, meno cinematografico e più raccontato.