La solitudine dei numeri primi - di Paolo Giordano
chiagia
Alice Della Rocca e Mattia Balossino. Ecco due nomi che entrano di diritto nella galleria dei personaggi che non dimenticherete facilmente. Sono i due giovani, autodistruttivi protagonisti de “La solitudine dei numeri primi”, lo straordinario romanzo d’esordio di Paolo Giordano, giovanissimo fisico e matematico torinese.
La prima cosa bellissima è il titolo, mai così azzeccato e indimenticabile. Mattia e Alice sono due numeri primi gemelli. Condannati alla solitudine dei numeri primi, che possono trovare come divisori solo sè stessi e il numero uno. Vicinissimi ma impossibilitati a sfiorarsi, come appunto accade ai primi gemelli, che sono divisi da un solo pari ma condannati ala non condivisione della loro solitudine.
Ecco, Alice e Mattia sono proprio così. Hanno un percorso simile. Nelle prime, travolgenti pagine del romanzo ricevono dal destino la loro onerosa dote di dolore che dovranno portare con sè per sempre. Sono ancora bambini, sette anni, e già è in qualche modo segnata la loro insolubile diversità.
Si incontreranno ragazzi e poi ancora adulti. Proveranno ad amarsi. Impareranno a non allontanarsi mai l’uno dall’altra. Ad accettare la loro piccola distanza che se impedisce di toccarsi li condanna al contempo a non dimenticarsi mai.
Nel gioco delle somiglianze, al quale non riesco a sottrarmi quando leggo un romanzo che mi emoziona così tanto, mi vengono in mente Ammaniti (ecco, l’ho detto) e il “Caos calmo” di Veronesi. Rispetto al primo manca quella ironia cinica che ogni tanto strappa il sorriso rilassando lo stomaco contratto dalla trama devastante. Con il secondo ha invece in comune un senso di sospensione, che non si risolve però mai, a dfferenza di quanto accade nel libro di Veronesi, in pozze di accettazione.
Giordano, da buon matematico, ci disegna sulla lavagna la sua dimostrazione concludendo in basso a destra con il necessario “c.v.d.”. Ci travolge lo stomaco con una trama tirata come una corda di violino, che costringe il lettore a una violenza innaturale ogni volta che chiude il libro. Dipinge due personaggi, come detto, indimenticabili. Si presenta con un libro strepitoso.
Le righe del cuscino: “Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.”
Le copertine del letto: quattro copertine
Genere: narrativa
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Giugno 7th, 2008 alle 10:47
Che bella rece Chiagia. Pensa che ero tentata di prenderlo qualche giorno fa, ma non ero convinta.
Giugno 7th, 2008 alle 13:18
l’ho letto in due sere
è un libro dolorosissimo, leggilo solo se ti senti
Giugno 9th, 2008 alle 08:13
Allora rimando un pò vai, non è il momento
Giugno 16th, 2008 alle 11:52
mi hai fatto venir voglia di leggerlo, e voglia di leggere, che in questo periodo è latitante
Giugno 24th, 2008 alle 13:15
io sto libro me lo leggo ma giuro che se ci trovo piu del 75%di nota autobiografica o,per i piu riluttanti nel vedere un po di se stessi ovunque,semplici note coincidenziali………prendo e lo brucio!!!non è periodo ma viva il masochismo..conta se la persona piu importante della mia vita si chiama mattia??a presto…
Luglio 1st, 2008 alle 07:19
Oggi passo alla Feltry e lo prendo.
Tranne quando parla di Baricco, mi fido ciecamente delle recensioni di Chiagia.
Luglio 28th, 2008 alle 08:06
Poco da aggiungere all’ottima recensione di Chiagia. Mi riservo solo una considerazione che mi ero appuntato. Si sarebbe tentati di pensare ai due protagonisti come gli unici numeri primi del romanzo. Errore. Non c’è un personaggio che non lo sia. Ognuno di essi, chi per un verso, chi per l’altro, è una monade di dolore impenetrabile. Il padre di Alice, la loro governante, i genitorei di Mattia… Persino la crudele compagna di classe della ragazza, apparentemente tanto estroversa e mondana, serba un inconfessabile peso nel cuore, fatto di una tristezza che incattivisce.
Una buona opera prima, tutto sommato. Amaro e lineare, irto di riflessioni che, a volte, sembrano sassate e colpiscono nel profondo: solo per questo gli darei tre copertine. Non una di più, comunque.
Luglio 28th, 2008 alle 14:52
l’ho incominciato ieri….e l’inizio non è dei migliori, nel senso che è piuttosto duro. ma non mollo, le sassate non mi spaventano, ma che dolore però….