Memoriale del convento - di Josè Saramago
la barrocciaia
Portogallo, siamo intorno al 1700. A Lisbona, durante una cerimonia pubblica di condanna indetta dall’Inquisizione, di ritorno da una guerra in cui ha perso la mano sinistra, Baltasar, detto Sette-Soli, incontra Blimulda, una strana ragazza con doti di veggenza. I due si innamorano, e, pur senza sposarsi, vanno a vivere insieme. Baltasar trova lavoro come aiutante di Padre Bartolomeo, personaggio realmente esistito e detto il Volatore perchè agli inizi del 1700, e quindi ben prima dei più noti fratelli Mongolfier, fu in grado di far volare un aerostato.
Con l’aiuto di Baltasar e Blimulda il frate riuscirà effettivamente a realizzare una vera macchina volante, l’uccellaccio. Fa da sfondo a queste vicende la costruzione del maestoso convento di Mafra, fatto edificare da Re Giovanni V come ex-voto per la nascita del sospirato erede.
Le copertine del letto:
Premetto che di Saramago conoscevo lo stile, periodi lunghissimi, mai le virgolette, punteggiatura scarsa. E oltre che conoscerlo, l’ho amato, in “Cecità”. Ma qui, pietà. Ogni capitolo comincia con metafore lunghissime, periodi senza senso, affreschi storico-religiosi del Portogallo settecentesco che facevano venire voglia di chiudere il libro e buonanotte (cosa che ho fatto svariate volte - il che spiega come per leggere un romanzo di nemmeno 300 pagine ci abbia messo 15 giorni). Il racconto in sè poi sarebbe affascinante, ma annegato in così tanta e tale prosa, sinceramente lascia il tempo che trova.
Cercando in giro per la rete altre recensioni al libro, ho letto questa, che riporto perchè secondo me perfetta: “Lo consiglio solo a chi voglia provare a se stesso ma soprattutto agli altri di essere un vero intellettuale con la passione per la letteratura, di ogni genere”. Insomma, se vuoi sentirti faigo. O se vuoi andare ai Soliti Ignoti di Frizzi e dire: “Sì, sono io che ho amato memoriale del convento”.
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