Espiazione - di Ian McEwan
letneo
Difficile riassumere in poche righe un libro come espiazione, densissimo ed intenso. Una famiglia bene inglese alle porte della seconda guerra mondiale è il centro della storia e delle fantasie di una delle figlie, ragazzina di tredici anni. A tredici anni è facile fare confusione per colpa della propria immatura immaginazione, è difficile capire il mondo ed ancor di più fraintendere i sentimenti e le pulsioni, propri e degli altri. Più difficile è combinare un casino simile a quello che combina la nostra protagonista facendo condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Perché tutta la vita sarà segnata dalle conseguenze e dal tentativo disperato di una personalissima espiazione.
Le copertine del letto:
(corte)
Un libro fantastico, il migliore tra quelli letti negli ultimi anni, ero deciso a dargli 5 copertine, poi il tempo passato da quando l’ho finito ha raffreddato l’entusiasmo. Le tre parti del libro (la prima è quella ambientata prima della guerra, la seconda durante, la terza ai giorni nostri) scorrono senza dare tregua, soprattutto la seconda restituisce la crudezza e l’incalzante tragedia della sconfitta bellica e della ritirata, e costringono a non chiudere quasi mai il libro. Anche la prima parte, probabilmente meno adatta alle mie corde (ha un che della prosa della Austen e delle sue atmosfere) incornicia in un contesto poetico, ma mai lezioso, dei personaggi ben delineati ed interessanti, uno spaccato sociale sospeso nella sua perfezione formale e cupo nei suoi equivoci e nelle sue incomprensioni. Bellissimo, ora ho paura a vedere il film.
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genere: narrativa
Pubblicato in 5 copertine corte, narrativa |
Gennaio 7th, 2008 alle 15:18
Ho adorato questo libro! Devo trovare anche io il coraggio di vedere il film, che però pare non sia male.
Speriamo!
Gennaio 15th, 2008 alle 08:07
wow
libro da leggere al più presto allora, prima di vedere il film
Ottobre 9th, 2008 alle 08:39
Una storia molto ben scritta, molto ben partecipata e molto amara. Il messaggio che passa, alla fine, è che il male fatto è la sola cosa che sopravvive, ogni tentativo di emendarlo rimanendo recluso nella sfera dell’ipotetico e dell’inefficace. Cosa può costituire espiazione, allora? Il convivere per una vita col rimorso dei torti cagionati? Il revisionismo storico del vissuto proprio e altrui, fino a persuadersi che alla fine tutto sia finito per il meglio? O l’attesa di un’enorme gomma da cancellare, come può essere una malattia cerebrale degenerante, che facendo piazza pulita di ogni ricordo finisca anche per rimuovere pietosamente l’ossessione del rimpianto?
Cinque copertine forse no, ma quattro abbondanti gliele do con piacere.