La quarta verità - di Iain Pears
Rebus
La storia è ambientata ad Oxford nel XVII secolo, nelle immediatezze della restaurazione monarchica seguita all’effimero tentativo di Cromwell di fare del Regno Unito una repubblica democratica. Il centro universitario vede l’arrivo di un giovane gentiluomo veneziano, Cola, grazie al quale il lettore farà la conoscenza delle più eminenti personalità scientifiche dell’epoca (tra tutti, Locke e Boyle) e di personaggi minori realmente esistiti che animano la scena accanto ai personaggi di fantasia. Su costoro e sulla loro interazione si incardinano le vicende del romanzo, come distintamente ricostruite ad opera di quattro personaggi fortemente rappresentativi della propria classe di appartenenza (e, pertanto, della sottostante mentalità). A distanza di parecchi anni dai fatti, ognuno di loro, spinto dall’urgenza di confutare le altrui narrazioni, si costringe ad affidare all’inchiostro la propria personale interpretazione degli eventi che portarono all’avvelenamento dell’eminente dottor Grove (ecclesiastico e docente decano) ed alla conseguente condanna a morte della misteriosa Sarah, selvatica ragazza di estrazione poverissima, accusata dell’omicidio.
Inopportuno sarebbe qui aggiungere ulteriori dettagli, in particolare sull’identità degli scriventi, la cui scoperta fa parte integrante del piacere della lettura. Basti solo sapere che ogni manoscritto, a primo approccio assolutamente verosimile e degno di credibilità senza riserva alcuna, alla luce delle successive esposizioni mostrerà il seme della menzogna e/o dell’errore che porta in seno: sicché il lettore avrà un bel da fare a cercare di distinguere in essi l’oggettività, trovandosi in breve a dover “separare il grano dal loglio” (per utilizzare una metafora usata da Pears). Come in un rompicapo che vada ricomponendosi, ogni testimonianza illuminerà singole zone d’ombra fino alle inaspettate rivelazioni finali, portate, per l’appunto, dalla quarta verità, l’unica in grado di mostrare nella sua interezza il quadro finale della vicenda per come effettivamente si svolse.
Le copertine del libro: 
Questo thriller storico fu pubblicato per la prima volta sul finire dello scorso millennio e ricordo che ne rimasi tanto conquistato che per anni l’ho considerato uno dei migliori romanzi mai sfogliati. Tirato giù dalla libreria e riletto in questi giorni - complice l’assenza di più valide alternative letterarie - ho potuto felicemente constatare quanto quel primo giudizio fosse ancora non suscettibile di variazione. Si tratta davvero di un ottimo lavoro, molto ben congegnato nella sua architettura di specchi e botole in cui precipita chi legge (piacevolmente, in verità). Grandiose le ambientazioni storiche, soprattutto nei passaggi in cui, quasi distrattamente, vengono messe alla gogna della nostra sapienza moderna le superstizioni che pervadevano anche gli ambienti più illuminati dell’epoca, quale quello della scienza medica, strappandoci più di un sorriso (ma, intanto, la gente ci crepava). Prima di tutto, però, è un’opera capace di far riflettere a lungo su quanto generalmente siamo condizionati da pregiudizi e false prospettive nell’interpretare la realtà, la quale finisce per non possedere mai una valenza assoluta, ma si riveste di mille sfaccettature a seconda della disposizione di chi osserva.
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