L’eleganza del riccio - di Muriel Barbery
la barrocciaia
Renée è la portinaia di un elegante palazzo parigino, abitato da ricche famiglie alto borghesi. Grassottella, vedova e di mezza età, Renée fa di tutto per apparire sciatta e ignorante. In realtà è una coltisima autodidatta che adora la filosofia, la pittura olandese, il cinema giapponese e la letteratura russa. Nello stesso palazzo abita Paloma, bambina 12enne molto (troppo?) intelligente per la sua età, che medita il suicidio. Grazie all’arrivo di un nuovo inquilino, il signor Kakuro Ozu, queste due solitudini si incontrano.
Le copertine del libro:
corte però
Avrei potuto adorare questo libro. C’è mancato veramente poco. O meglio, non è che sia mancato qualcosa, al contrario c’era troppo: troppo sfoggio di cultura, troppi interrogativi sulla vita, troppo manierismo. Pagine e pagine di ricerca del senso del bello, del senso del movimento, del senso dell’eterno - e come per Vasco Rossi, alla fine le risposte non ci sono, o, se ci sono, sono banali.
Rimane comunque un bel libro, per me. Gradevole, appassionante, ben scritto. Un pò irreale nella trama. Ma, sempre come direbbe Vasco Rossi, eeeee, va beh.
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Pubblicato in 4 copertine corte, narrativa |
Dicembre 18th, 2007 alle 14:34
curiosità…vedo tanti tuoi suggerimenti, un libro che metterò sotto l’albero, per chi ha bisogno di un po’ di bello e di banalità
Dicembre 18th, 2007 alle 15:03
che domanda difficile. qualche altro indizio?
Dicembre 19th, 2007 alle 13:23
solo riflessioni, niente di più…sono alla ricerca di libri da “personalizzare” per ogni destinatario. qualcuno ha bisogno di un po’ di banalità, tanto per staccare dal quotidiano troppo complicato. auguri!
Dicembre 19th, 2007 alle 17:55
Un pò di banalità.
Mettiamola così: per leggere bene e senza pensieri, la Oggero (”la collega tatuata”), un Camilleri (”La concessione del telefono”).
La Vargas, magari partendo dal primo (”Chi è morto alzi la mano”).
Ma mi spiace chiamarle banalità!
Gennaio 16th, 2008 alle 11:29
bene, proprio un bel libro.
all’inizio sono rimasta colpita dall’intreccio ma un po’ infastidita dall’imperversare di dissertazioni filosofiche, che già non amo particolarmente e che lì mi sembravano ridondanti.
ma poi ad un certo punto il libro parte, ed è un piacere leggerlo, d’un fiato, fino alla fine.
4 copertine corte ci stanno tutte!
Maggio 9th, 2008 alle 16:17
Io gliene darei 3 corte. È proprio un bel libro, mi perdo in tutte le dissertazioni (è piacevole imbattersi in qualche pagina che richiede un pomeriggio di riflessione). Se la trama è esile è perché è solo strumento per infilarle.
Trovo gratuito il finale. Di solito vuol dire che non ci ho capito niente. Peccato in entrambi i casi.
Maggio 20th, 2008 alle 18:59
L’ho appena finito. E’ lento. E a volte anche un po’ noioso.
Carino, bell’idea, ma sviluppata male. I’m sorry…
Agosto 4th, 2008 alle 13:43
concordo al 100% con la rece della barrocciaia, voto incluso
Agosto 4th, 2008 alle 13:55
Insomma, mi tocca, eh?
Agosto 28th, 2008 alle 08:03
Ok, mi è toccato.
Posso dirlo? Non mi è piaciuto.
Sì, il romanzo si fa leggere, la trama, di per sé, scorre. Ma i personaggi non mi convincono. Non mi convincono quelli principali (orsù, signori, di grazia, ditemi chi di voi si è mai imbattuto davvero in una portinaia ultracinquantenne o in una bimbetta men che tredicenne che parlano e ragionano come il miglior Umberto Eco), né quelli secondari (troppo intenti a far da contraltare moral-intellettuale ai primi, per essere a loro volta verosimili o credibili). Insomma, siamo dalle parti di “Will Hunting”, il “genio ribelle” che spazzava le aule universitarie del MIT, pur avendo le certe in regola per insegnarvi: il tutto in salsa francese (ahimè).
Per me, tra le due e le tre copertine corte.