Sangue marcio - di Andrea Manzini
chiagia
Romanzo d’esordio per l’autore della Giostra dei criceti, già recensita e commentata qua sotto. Pietro e Massimo sono due bambini ricchi nella Parma del 1976. Tutto bene, almeno fino al mattino in cui il padre viene arrestato. Era un serial killer, il cosiddetto “Mostro delle Cinque Terre”.
Da lì tutto rotola su un piano inclinato: il suicidio della madre, la separazione dei fratelli, l’istituto. A raccontarci quegli anni è il Pietro di oggi, giornalista d’assalto nella città dell’Aquila impegnato a seguire le ricerche di un assassino sulle cui tracce è anche suo fratello Massimo, nel frattempo diventato commissario di polizia.
Le copertine del letto:
(corte)
Lo stile è ben diverso dai Criceti. Non c’è traccia di ironia, non si sorride mai.
Questo Manzini sa essere durissimo, da togliere il fiato, e regala un libro cattivo come da tempo non trovavo. Il doppio piano di racconto (l’oggi e l’ieri) si fondono alla perfezione anche se è soprattutto nel flashback che il libro acquista moltissimi punti. Manzini, già allora consigliato da “Nic” Ammaniti, debutta con una sicurezza da scrittore vero
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Genere: narrativa nera
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