Il colore del sole - Andrea Camilleri
chiagia
Lo ammetto, ormai sono parziale. Mi pesa quasi ogni cosa di Camilleri. Il profluvio di libri che cadenzano le stagioni e che immagino essere preparati come lattine di Coca Cola da un team group di markettari. Mi pesano i riferimenti alla Sicilia, originali all’inizio, stucchevoli dopo il ventesimo libro… Quindi, ho già detto, non leggerò più nulla di Camilleri. E invece…
Invece un passaggio in biblioteca. Scorgo “il colore del sole” tra i disponibili e mi faccio tentare. Ho letto che è un Camilleri diverso, nè Montalbano nè romanzo storico. Lo prendo e lo leggo rapidamente, trattandosi di un libriccino breve.
Gli ingredienti sono due: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e la (solita) Sicilia, nella quale il pittore effettuò un breve passaggio negli ultimi anni della sua vita, braccato da Chiesa, Cavalieri di Malta e svariate polizie.
Camilleri decide di raccontare quei giorni nel linguaggio originale del tempo, direttamente dalle pagine dello stesso Caravaggio a lui giunte per strane vie. Quindi preparatevi: niente “susire” e “acchianare” ma “trovommi” e “fecegli”. Niente di originale, il lettore non grida mai, proprio mai di stupore.
Se c’è qualcosa da salvare di questo librino sono i riferimenti ai quadri, intelligentemente riportati all’interno. La cosa meglio riuscita sono le righe in cui Caravaggio racconta la genesi degli stessi. Ma anche qui non è mai emozionante. Le pagine scorrono troppo veloci, i racconti sono brevi flash appesantiti dalle premessine di Camilleri (o chi per lui) che ammicca al lettore.
Millenni e milioni (di euro) sono passati dalla forma dell’acqua. Ahimè.
Le copertine del letto: due copertine
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Genere: narrativa
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