La tredicesima storia – di Diane Setterfield
Rebus
La pacifica vita di Margaret Lea, giovane libraia di Cambridge, viene turbata dall’insospettato arrivo di una lettera con la quale la massima scrittrice vivente del Regno, la misteriosa Vida Winter, la convoca per fare di lei la propria biografa. La perplessità della ragazza, meravigliata per la scelta della Winter, non le impedisce di recarsi nello Yorkshire, presso la sfarzosa ma soffocante residenza della donna. Accetterà l’incarico, non senza disagio: l’inquietante personalità della scrittrice lascia prevedere che non sarà un’impresa da poco. Difatti, le torbide vicende di una vita tenuta accuratamente celata per decenni coinvolgeranno intimamente Margaret, che vi troverà gli spunti giusti per affrontare i propri personali fantasmi…
Le copertine del letto:
(corte)
Che dire? E’ il romanzo di un’esordiente e si nota (e la regola dell’abbreviazione di rado si sbaglia: opera prima = op.prima…). Forse illuso dalle entusiastiche recensioni che ne hanno accompagnato l’uscita nel nostro Paese, mi ero atteso di trovarmi di fronte ad una nuova Niffenegger. Ma – ahimè! - calandole in questa storia di gemelle più meno mancate, le due autrici potrebbero rimanere appena cugine di terzo grado…
Non che la lettura sia risultata sgradevole, sia chiaro: la scrittura è fluida, buona è la scelta dei momenti di stacco, decente la taratura dei personaggi, che risultano, forse, appena un po’ forzati (anche se decisamente patetico e malriuscito è il tentativo di rendere la grandezza dell’affabulatrice Vida Winter: meglio avrebbe fatto l’autrice a lasciare sfumato sullo sfondo il motivo di tanto talento letterario).
La Setterfield dimostra di aver letto molto: soprattutto Charlotte Brontë, nei confronti della quale sospetto una insana, mai sopita, passione giovanile (le citazioni da Jane Eyre, infatti, si sprecano durante tutta la lettura).
Il romanzone, torbido ed a fosche tinte, decide di resistere strenuamente alla tentazione di inglobare l’elemento sovrannaturale, che potrebbe comodamente giustificare certe altrimenti inspiegabili circostanze (di cui non dirò). Per evitarlo, si aggroviglia senza pudore nell’unica direzione logica possibile (e neanche di questa dirò, sebbene sia facile intuire che, ciò che non fa un fantasma, lo deve fare per forza un’altra entità più corporea…). Purtroppo (e ripeto: purtroppo), lo sforzo di resistenza succitato cade miseramente proprio alla fine.
Ma di questa “opera prima” ho davvero detto troppo. In tutti i sensi.
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Genere: narrativa, noir
Pubblicato in 3 copertine corte, narrativa, noir |
Ottobre 7th, 2008 alle 15:32
tre…si, tre vanno bene. è un buon invito alla lettura:per chi non ama trame complicatissime e linguaggio forbito va benissimo.
il”ricongiungimento” finale- metafisico non mi è per niente piaciuto. le numerose cioccolate calde si!