L’omonimo - di Jhumpa Lahiri
microsphera
Ashima e Asoke Ganguli sono una coppia bengalese che negli anni ‘60 si trasferisce negli States, dove, a dispetto della brillante carriera universitaria di Asoke rimarranno sempre degli stranieri, con i loro vestiti, i loro tempi, i loro riti, i loro cibi, i loro amici con cui condividere una vita piena ma nostalgica. E’ all’inizio di questa storia che nasce Gogol, il cui nome, dovuto ad un importante episodio della vita di suo padre, doveva essere solo un nomignolo usato in famiglia e si trasforma poi nel suo nome vero e nel suo fardello. Ma se il nome si può cambiare, non è altrettanto facile inventarsi un’altra identità o un’altra storia… ed in questo racconto che sa un po’ di spezie ed un po’ di chewingum si assiste a tutti i tentativi di Gogol di trovare la propria dimensione, allontanandosi ed avvicinandosi a quei genitori, così teneri e così forti, da aver dato, attraverso quel nome, un alibi al suo sentirsi diverso.
Saranno le donne della sua vita a misurare questa distanza; c’è l’universitaria molto libera, la newyorkese di buona famiglia, la bengalese che conosce da sempre e che condivide con lui questo smarrimento, questa ricerca, questa inquietudine.
Le copertine del letto: 
E’ proprio un bel libro, una storia gradevole e ben scritta, che fa spesso sorridere, fa riflettere, fa sentire ognuno dei personaggi vicini ma enigmatici, mai comprensibili fino in fondo nelle loro scelte e nel modo di vivere.
Le righe del cuscino: Nonostante gli occasionali consigli di suo padre, non gli è venuta voglia di leggere una sola parola di Gogol, o di nessun altro autore russo, se è solo per questo. Non gli è mai stato rivelato il perchè del suo nome, non sa nulla dell’incidente che per poco non ha ucciso suo padre. Pensa che zoppichi in conseguenza di una caduta, giocando a pallone da ragazzo. La verità su Gogol gli è stata detta solo per metà: a suo padre piace imensamente.
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genere: narrativa
Pubblicato in 4 copertine, narrativa |
Settembre 29th, 2008 alle 17:40
Concordo sul fatto che si tratta di una storia gradevole e ben scritta. E anche sul fatto che i personaggi rimangono, tutti, senza eccezione, un po’ incompresi, e per questo, almeno per me, quasi “antipatici”.