Il drago come realtà - Silvana De Mari
makeroo
Si tratta di un saggio sulla fiaba. Disorienta un po’ all’inizio, quando tira in ballo endorfina e serotonina. Son parole che finora ho usato, e tutt’ora uso, sicuramente a sproposito e senza cognizione di causa. Superando imbarazzi e scetticismi, inizia a dipanarsi una teoria coerente e sorprendentemente estesa che coinvolge più o meno tutto: il legame di un neonato con la madre, l’infanzia, l’adolescenza, il ruolo dei genitori, la struttura dei gruppi sociali, l’impatto della scrittura sulla società, e di tutto questo il riflesso nelle fiabe.
Le copertine del letto:
(corte)
Esposto con chiarezza disarmante, e nonostante questo non asettica: non si avverte la fatica della scoperta. Ciò che rivela Silvana De Mari appare ovvio e inevitabile, come se l’avessimo saputo da sempre e semplicemente/distrattamente lasciato da parte. Decido di dare un’occhiata alla sua biografia per capire quanto credito darle, e di nuovo mi lascio sopraffarre. Capita di rado di incontrare, di persona o per scritto, qualcuno che ha qualcosa da dire, lo sa esprimere, e lo fa senza lasciarsi prendere la mano (quasi).
Più dettagliatamente: la prima parte caratterizza la fiaba, ne ipotizza una genesi storica, e delinea il risvolto psichiatrico. Si passa all’interpretazione simbolica ripercorrendo le figure predominanti risalendo fino alle fiabe contemporanee. Il saggio si conclude con il fantasy, e qui perde un po’ di coerenza. Nell’ultima parte si avverte come un’urgenza, sembrano troppe le questioni in sospeso, ed è come se per il troppo entusiasmo non riuscisse a gestirle tutte. Probabilmente avrebbe avuto bisogno di più tempo, oppure di realizzare 2 saggi distinti.
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Genere: saggio
Pubblicato in 5 copertine corte, saggio |
Luglio 4th, 2007 alle 13:49
benvenuto fra gli autori makeroo
Luglio 4th, 2007 alle 13:57
Grazie
Luglio 11th, 2007 alle 10:20
Questo dev’essere un libro pubblicato nella certezza di venderlo, a spese degli ignari lettori. Probabilmente se un autore sconosciuto si fosse presentato all’editore con lo stesso testo sarebbe stato gentilmente messo alla porta. Il fatto è che la signora De Mari può anche essere una brava narratrice pur essendo un medico (ed è anche una brava oratrice ma la sostanza è povera), ma per scrivere un saggio sulla fiaba è richiesto di più che leggere qualche saggio femminista americano in materia, ormai datato. Anche a uno studente universitario si chiede di più.
Il risultato è una serie di considerazioni personali, legittime per carità, ma all’oscuro di competenze di storia, di letteratura, di antropologia, etc. In questo momento in Italia esistono molti altri saggi sul fiabesco scritti con competenza e in modo scorrevole e godibile.
Luglio 11th, 2007 alle 11:51
come dire un liscio e busso….
Luglio 11th, 2007 alle 15:24
l’ha trattata benino…
a questo punto viene da chiedersi chi ha ragione … bello! il blog comincia a funzionare
Febbraio 9th, 2008 alle 15:26
Ho apprezzato della stessa autrice sia “L’ultimo elfo” sia “L’ultimo orco”.
Lo stesso non posso, purtroppo, dire di questo saggio.
Il libro tratta la materia in modo poco organico e confuso. L’autrice salta spesso di palo in frasca.
La prima parte è apprezzabile per alcuni spunti e un certo brio nella scrittura, poi il libro si trasforma in una specie di filippica fornendo un’interpretazione a senso unico e piuttosto semplicistica della storia dell’umanità che assomiglia molto alla narrazione di un libro fantasy.
Ma con tutto il rispetto per la fantasy, che è un genere che amo molto, la realtà è un po’ più articolata.