Replay: una vita senza fine – di Ken Grimwood
Rebus
Sapeste com’è dura imbattersi nel romanzo che si sarebbe voluto scrivere da sempre e scoprire, per giunta, che è congegnato come meglio non si potrebbe… E’ quello che è successo a me con il bellissimo “Replay: una vita senza fine”, del compianto Ken Grimwood. Curiosamente, è il secondo romanzo basato su salti temporali capitatomi nel giro di un anno, dopo l’inarrivato capolavoro della Niffenegger (di cui già si è parlato in “Letti da rifare”). La trama: Jeff, quarantatré anni, intrappolato in un matrimonio insoddisfacente e in un lavoro noioso, muore improvvisamente d’infarto (corre l’anno 1988), risvegliandosi nel se stesso di venticinque anni prima. Dopo il comprensibile sbandamento iniziale, comprende le potenzialità di una simile seconda opportunità per correggere gli errori compiuti ed evitare le scelte sbagliate della vita appena vissuta (ivi compresa l’individuazione del partner…). La cosa si dimostra ancora più promettente grazie alla conservazione dei ricordi di quanto accaduto nel quarto di secolo intercorso tra il 1963 ed il 1988, che gli consentirà, scommettendo sui risultati sportivi più eclatanti ed investendo sin da subito sui nascenti colossi azionari degli anni Ottanta, di diventare rapidamente uno degli uomini più ricchi del mondo. La nuova esistenza di Jeff si sciorina così per altri 25 anni, finché, improvvisamente, allo stesso momento dell’altra volta, un attacco cardiaco lo abbatte, rimandandolo nuovamente daccapo, nel 1963…
Può sembrare che io abbia svelato anche troppo della storia, ma assicuro che quanto sin qui riportato è solo il trampolino di lancio dell’imprevedibile dipanarsi del racconto,che beneficia di intuizioni davvero geniali, capaci di far prendere alla trama del romanzo sviluppi inattesi ed a tratti inquietantemente profetici . Qui mancano i cadeaux letterari che costellavano “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, ma non per questo si tratta di un’opera più arida. La rievocazione delle atmosfere tipiche delle epoche rivisitate, anzi, è resa davvero molto bene, insieme al comune sentire che permeava di sé i diversi periodi storici lambiti dalla narrazione: elemento quasi ignorato nel racconto della Niffenegger, al quale, da questo punto di vista, è nettamente superiore.
Le copertine del letto:
(corte)
Il topos del ritrovarsi in esistenze già vissute, lungi dal considerarsi una trovata originale (a nessuno sfugge che, in proposito, esistano interi filoni della letteratura e della cinematografia a cui il tema resta carissimo), ambisce qui a qualcosa di più che tradursi in una sterile storiella su fantastizzanti frequentazioni di universi paralleli e di immersioni in realtà alternative. Di fatto, la storia del “replicatore” Jeff diventa il pretesto per mettere il fuoco sull’effimera concretezza di ogni cosa umana, il cui destino è di dissolversi, prima o poi, come un sogno al risveglio del sognatore. Lo sconforto che Jeff prova all’atto del suo secondo “daccapo”, quando comprende che ogni cosa costruita nel corso della sua reinventata esistenza è stata annullata dal nuovo replay, è lo stesso che proviamo noi ogni volta che ci ritroviamo a contemplare l’irrimediabile perdita di una persona cara, di un oggetto a cui tenevamo particolarmente, di un bel periodo della nostra vita. Si ribalta così la valenza stessa che il concetto di “seconda possibilità” sembra serbare in seno: dall’essere foriera di nuove e migliorate prospettive, essa diventa un incubo di frustrazione, una gabbia sempre uguale in cui gli stessi mutamenti, che si credevano inesauribili, si rivelano finiti e, a volte, deleteri. Il sincopato finale, che secondo me vale tutto il libro, dopo un caleidoscopico effetto “strobe” lascia il lettore con il fiatone, ma anche con un senso di appagante ricomposizione interiore.
Nella quarta di copertina si riferisce che Grimwood, dopo essere diventato ricco con i proventi del romanzo, è morto nel 2003 per un attacco cardiaco. La sensazione è che la notizia voglia essere reconditamente allusiva, quasi a suggerire che l’autore abbia finito in qualche modo per condividere il fato del suo protagonista. Nel qual caso, ci auguriamo che il bravo Ken lasci opere del genere in ognuno dei suoi replay, affinché non manchi in nessun universo parallelo la possibilità di leggere questo eccezionale racconto.
____________________________________________________________
Genere: fantascienza
Pubblicato in 5 copertine corte, fantas(y)cienza |
Settembre 8th, 2008 alle 08:06
Davvero un libro strepitoso. Darei quattro copertine giusto per rispetto a quello della Niffenegger, che in più punti ci viene in mente leggendo “Replay” ma che era indubbiamente meglio scritto e più emozionante.
Questo però nulla deve togliere al geniale libro di Grimwood. Che riesce nel miracolo di non annoiare mai nonostante la storia sia, per sua natura, fatta di ripetizioni. I colpi di scena si sprecano fino all’ultima pagina e riescono quasi sempre a spiazzare il lettore. Non so se ci abbiano fatto un film ma direi che la struttura lo avrebbe retto alla grande perchè straordinariamente coerente nella narrazione.
Il mio pezzo preferito: l’incontro con il ripetitore Stuart (peraltro io credo alla sua teoria degli Antariani)
Settembre 8th, 2008 alle 15:46
Preso. E’ sul comodino che mi attende fiducioso.
Settembre 22nd, 2008 alle 13:16
Allora: ben scritto, avvincente soprattutto nella parte finale, che vale le 4 copertine. Meritevole come riesca a non annoiare, data la trama. “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, però, è un’altra cosa *sospirone*.
Settembre 22nd, 2008 alle 17:52
Ba’, sempre meglio di Ballard, immagino.
Settembre 29th, 2008 alle 08:15
sull’onda di Replay mi sono rivisto “Ricomincio da capo”, il film con Bill Murray sul giorno della marmotta e pure “E’ già ieri”, il remake italiano con Albanese