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Letti da rifare

quattro chiacchiere tra pagine e coperte

La cattedrale del mare - di Ildefonso Falcones

Giugno 26th, 2007 by Rebus

Non c’è dubbio che questo racconto medievale paghi parecchi debiti di “riconoscenza” nei confronti di quello che considero uno dei migliori romanzi di tutti i tempi, “I pilastri della terra” di Ken Follett. I punti in comune tra le due opere saltano presto all’occhio, a cominciare dall’evolvere della trama intorno alla costruzione di una cattedrale cui il protagonista si trova intento in prima persona. E mi è venuto da ridere quando, imbattendomi in un personaggio di nome “Estranya”, è scattata l’automatica associazione con l’”Aliena” dei “Pilastri”… Anche lo stile è “follettiano” al punto giusto, con gli stacchi nei momenti di maggior suspence e la stereotipata caratterizzazione di personaggi condannati ad un destino peculiarmente segnato (si subodora subito che X ci lascerà le penne, Y troverà la sua vendetta e Z sconterà con la morte le proprie colpe).

Tuttavia, mi sembra che l’avvocato Falcones (guarda un po’, finalmente un leguleio che non scrive un legal thriller!) sappia agevolmente veleggiare anche senza la stella polare di Mastro Ken. La sua scrittura è scorrevole ed avvincente e vengono garantiti i tempi minimi necessari alla “respirazione” del lettore.
E la storia “prende”. Mi sono sentito trasportare di peso in un saggio di Le Goff, scoprendomi a camminare per le assolate vie della Barcellona del ‘300, nell’eterogena umanità dell’epoca, assediata dalla miseria e dalla superstizione, in uno spaccato veramente ben ricostruito (conseguenza di una evidente solida conoscenza del medioevo spagnolo) che ho trovato anche superiore, quanto ad accuratezza, allo stesso pluricitato capolavoro di Follett.
Arduo è dire qualcosa della trama senza rivelare particolari importanti. Nelle 600 e rotte pagine del romanzo si racconta la vita di Arnau, scampato alla morte cui era stato destinato, ancora in fasce, dalla crudeltà del locale signorotto feudale, già reo di averne stuprata la madre durante le nozze di questa e di averla poi strappata a lui ed a suo padre. Salvato rocambolescamente da quest’ultimo, il ragazzino cresce nella città comitale di Barcellona, dove la sorridente effige della Madonna del Mare, nell’erigendo duomo ad essa consacrata, lo avvince col suo aspetto materno, ottenendone spassionata e sempiterna devozione. Passando tra amori avversati, amicizie leali, guerre e pestilenze (non dimenticando l’abominevole Inquisizione), Arnau disegnerà una parabola umana che lo porterà incredibilmente agli antipodi delle proprie umili origini, in un imprevedibile crescendo di eventi che tocca l’apice nelle liberatorie pagine finali.
 
Le copertine del letto:  (corte)

Il tutto si risolve in un bell’affresco corale in cui si passa continuamente dalla micro alla macro Storia, secondo l’esempio di “Don Lisander” Manzoni: cosa che non può non solleticare il palato di chi, come me, ama il genere del romanzo storico. Di fatto, viene il sospetto che si tratti di un trattato storiografico travestito, giacché l’attenzione puntigliosa alle vicende politiche occorrenti nell’area mediterranea dell’epoca, frequentemente sfocianti nel bellico, costituiscono quasi una storia a se stante, peraltro non meno appassionante del filone narrativo principale. Da leggere senz’altro.

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Pubblicato in 4 copertine corte, narrativa |

Un commento

  1. Gulbis III Dice:

    La vicenda umana e storica si dipana all’interno di una splendida città, Barcellona, che si mostra in tutta la sua bellezza ed in tutta la sua crudele realtà storica. Le diverse chiavi di lettura legate ai momenti storici ed alla personale vicenda del protagonista, conferiscono all’affresco trecentesco abbozzato dall’autore, un’aura di “verghiana” memoria.
    Il giusto preludio alla nascita della potenza spagnola dei secoli a venire. Molto scorrevole e ben ritmato. Non stancano le prolusioni a sfondo legale e sociale.
    Concordo con 4cop.corte.

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