Mattatoio n. 5 - di Kurt Vonnegut
la barrocciaia
L’autore, americano, ha partecipato alla seconda guerra mondiale. Ed era lì, quando hanno bombardato la città di Dresda, facendo oltre 130.000 vittime, più di quelle della bomba atomica in Giappone, tanto per avere una idea. E insomma, ci ha scritto un libro. Poteva essere un libro crudo, didascalico. Poteva essere una simil-sceneggiatura per il soldato Ryan di turno. Invece è un libro di fantasia, su una storia vera, e agghiacciante. Billy Pilgrim, il protagonista, soffre di una disfunzione rarissima: riesce a viaggiare nel tempo, avanti e indietro, senza però poter far niente per modificare i fatti. Non solo: è stato anche rapito dagli alienei, che l’hanno messo in uno zoo per studiarlo e farlo accoppiare con una altra umana rapita. Nelle sue peregrinazioni temporali, Billy spesso si ritrova in guerra, in Europa. E a Dresda.
Le copertine del letto: 
Non aggiungerei altro. Consiglio di leggerlo.
Le righe del cuscino (incipit): È tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io ci tornai veramente, a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell’Ohio, ma c’erano più aree deserte che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane.
Ci tornai con un vecchio commilitone, Bernard V. O’Hare, e là facemmo amicizia con un tassista che ci portò al mattatoio dove rinchiudevano, di notte, i prigionieri di guerra.
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Genere: narrativa
Pubblicato in 4 copertine, narrativa, fantas(y)cienza |
Giugno 25th, 2007 alle 11:51
Non è facile parlarne perchè non è facile descrivere quel libro in poche parole. E forse non è neppure giusto perchè è un libro che andrebbe letto senza sapere nulla di quello che contiene. Fidandosi della persona che te lo ha consigliato.
Quindi diciamo il poco che si può dire.
Prima di tutto è un libro contro la guerra. A un certo punto qualcuno chiede allo scrittore “Se scrivi libri contro la guerra perchè non scrivi libri contro i ghiacciai”. Sottintendendo che gli uni come gli altri sono inevitabili e quindi come rischi di essere retorico parlarne. Eppure Vonnegut, americano reduce da una notte sotto i bombardieri americani in quel di Dresda, 1945, 130.000 morti, decide che ne vale comunque la pena di parlarne. E riesce a non essere affatto retorico.
Poi è un libro sulla morte e non poteva essere altrimenti. Ma è anche un modo diverso di parlare della morte da quello a cui siamo abituati. Billy Pilgrim, il Forrest Gump della nostra storia, sa che la morte è solo uno dei tanti momenti in cui si passa. Un po’ peggiore di tanti altri ma nemmeno troppo. Prima e dopo noi esistiamo, così almeno gli hanno raccontato libri di fantascienza, viaggi nel tempo e forse gli alieni che lo hanno rapito una volta.
E’ un libro che emoziona piano piano. Magari da rileggere e trileggere. Quando si è tristi o quando si è felici.
Perchè così va la vita.
Giugno 26th, 2007 alle 20:27
Leggendo di questa disfunzione, cos’hai pensato de “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”?
Io sono a metà. Credo che sia scritto male (o bene se la scrittura è affine a Billy Pilgrim, e quindi sciatta e piatta, lineare e inconsistente). Non capisco dove voglia andare a parare e sembra il tentativo di togliersi un sasso dalla scarpa. Solo che il sasso è un incubo e la vita di una persona allo stesso tempo. Per questo lo rispetto e mi sforzo di andare avanti, ma più con la sensazione di invadere la sua (di KV) privacy che di quella di leggere.
Giugno 27th, 2007 alle 10:56
E chissà se ogni tanto Billy Pilgrim e Henry De Tamble si sono incontrati. Per la scrittura concordo con makeroo, è il sasso che fa la differenza.
Agosto 13th, 2007 alle 13:27
Io ho imparato la differenza tra un Vonnegut ed un qualsiasi spacciatore di editoria-spazzatura come Kilgore Trout.