Il quinto giorno - di Frank Schätzing
Rebus
Dopo aver letto questo romanzo, ho deciso dove trascorrerò le mie prossime vacanze: ovunque, tranne che al mare. Già, perché non ho nessuna voglia di immergermi in un elemento così ricco di insidie quale scopro che sia l’acqua, fonte della vita, indispensabile alla nostra stessa sopravvivenza eppure così potenzialmente letale, ove si presti a celare la minaccia di uno squalo o di una medusa, ovvero si faccia distruzione diretta con maremoti e tsunami.
La trama, in poche righe: nel giro di poche ore, inquietanti fenomeni marini, la cui frequenza statistica era sino a quel momento irrilevante, iniziano a funestare il globo in diversi punti contemporaneamente. Di fatto, orche, balene e megattere si alleano per affondare i natanti. Contemporaneamente, miliardi di instancabili vermi si adoperano simultaneamente per sbriciolare i fondali marini. Condisce il tutto l’invasione (altro che sbarco in Normandia!) di infiniti, strani granchi albini, veicolo di mortali infezioni. Salta presto all’occhio che, dietro quella che sembra una vera e propria strategia terroristica alla “undici settembre” (colpire in più punti contemporaneamente per destabilizzare il nemico), non può non esserci una regia occulta, atta a coordinare il tutto. Il sospetto non tarderà ad avere una spiazzante conferma…
Schätzing, si dimostra in grado di sprofondare il lettore in un’angoscia infinita, resa più concreta (oltre che dal migliaio di pagine in cui assembla la storia…) dalla plausibilità degli avvenimenti descritti. Qualcuno ha scritto che abbia inaugurato il filone degli eco-thriller, viste le bacchettate sulle dita che non ci vengono lesinate per la nostra incapacità di rispettare il pianeta che abitiamo (o forse infestiamo?): motivo, peraltro, da cui deriva l’apocalisse incombente del romanzo.
Tecnicamente non l’ho trovato eccezionale: sembra la sceneggiatura di uno di quei filmoni catastrofici, con tanto di spettacolari effetti speciali, a cui certa industria cinematografica d’oltreoceano ci ha ammaestrati.
Del resto, non passano inosservate le frequenti citazioni cinefile del genere, che sono messe in bocca ora a questo, ora a quel personaggio.
La strizzata d’occhio ad Hollywood diventa tanto più evidente quando lo scrittore tedesco (che probabilmente anela a veder trasposta sullo schermo sittanta fatica) arriva a far notare la somiglianza di uno dei suoi personaggi con un noto attore realmente esistente, suggerendo così spudoratamente, ad un eventuale direttore del casting, il soggetto a lui più congeniale per la parte… Altrove vengono più volte evocati Jodie Foster e Bruce Willis.
Pure l’epilogo (che non svelo) lascia intravedere un malcelato fine catartico, anch’esso tanto caro alla filmografia statunitense. Sembra, comunque, che l’autore se ne renda ampio conto e, quasi a scusarsi coi suoi lettori, inventa l’esilarante trovata di far esclamare, ad uno dei protagonisti, nel vano tentativo di dissuaderne un altro dall’estremo sacrificio a cui si accinge, che queste sono scene che si vedono solo nei film…
Non dispiacciono le caratterizzazioni, nonostante credo che si potessero rendere più originali e di maggior spessore psicologico. Uno sforzino di fantasia in più poteva, a mio avviso, essere fatto anche nell’immaginare il “nemico”, con le sue peculiarità (non posso dire altro senza entrare nello specifico e rovinare così la sorpresa di chi leggerà).
Encomiabile, peraltro, l’impegno profuso nell’illustrazione dei fenomeni fisici e chimici legati agli sconquassi raccontati, nonché nella descrizione degli ambienti degli abissi marini e delle strane creature che li popolano. Nessun Mario Tozzi, con la sua piccozza, avrebbe saputo fare di meglio.
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Genere: fantascienza
Pubblicato in 3 copertine corte, fantas(y)cienza, sceneggiature |
Giugno 2nd, 2007 alle 07:53
A proposito della trasposizione cinematografica, nel romanzo gli americani non fanno una bella figura! E finché non digeriranno il protocollo di Kyoto credo che Schätzing dovrà trovare altri modi per far soldi.
Novembre 26th, 2007 alle 21:06
Io l’ho trovato molto interessante e originale. Una fantascienza con una seria base scientifica come non se ne vedeva da tempo.
A proposito del “carattere hollywoodiano” delle catastrofi, io credo che siano una componente essenziale della storia e non lo spunto di partenza come nei film che tanto ci hanno perseguitato. Mi sorge addirittura il dubbio che propio gli “spettacolari effetti speciali, a cui certa industria cinematografica d’oltreoceano ci ha ammaestrati” ci abbiano un po’ distorto il metro di giudizio.
E inoltre, devo dire, che il nemico creato da Schatzing mi sembra pienamente azzeccato, perfettamente in temo con l’impostazione del racconto e dell’effetto che vuole ottenere nel lettore. Non posso purtropo essere piu’ specifico, peccato, sarebbe interessante disquisire propio su questo punto a mio avviso fondante.
Achab
P.S. Rebus, se il quinto giorno ti ha fatto cambiare la meta delle vacanze, non leggere l’ultimo libro di Schätzing “Il mondo d’acqua. Alla scoperta della vita attraverso il mare”. Non e’ un romanzo, gli strani esseri di cui, tra l’altro, racconta sono dannatamente veri!!!
Novembre 27th, 2007 alle 19:17
ma achab è l’achab che penso io?
in ogni caso benvenuto!
Novembre 27th, 2007 alle 21:35
sono io, usando questo nick sapevo mi avresti riconosciuto
Novembre 28th, 2007 alle 10:32
benvenuto doppio allora
!
Dicembre 23rd, 2007 alle 17:38
Ciao Rebus, il succo del romanzo non è temere il mare, ma vedere la comprensione del Pianeta.
Cosa che risulta difficile in quest’epoca: io stessa mangio carne e piango gli animali, uso il computer e altri strumenti e piango l’atmosfera.
Fortunatamente NON indosso pellicce…