La pensione Eva - di Andrea Camilleri
la barrocciaia
Partito, era partito male. Già vedevo all’orizzonte palesarsi lo spettro de “La presa di Macallè”, con Michilino e il suo “aciddruzzo” taglia XXL. Invece per fortuna dopo le prime 30 pagine di strusciamenti tra Nenè e la cugina, e di dissertazioni intorno alla potta, il libro prende una sua strada, raccontando le vicende umane e “professionali” delle ragazze del bordello di Vigata. Ci sono quelle che si innamorano dei clienti, quelle che hanno visioni mistiche e divine, quelle che sono costrette a travestirsi per far felice il frequentatore del momento. A queste storie, che poi in pratica sono dei racconti all’interno del romanzo, fa da cornice la guerra a Vigata, con i bombardamenti dei miricani.
Le copertine del letto: 
Dopo appunto “La presa di Macallè”, che rimane per me una inspiegabile macchia nella bibliografia dell’ottimo Camilleri, è il libro che di questo scrittore mi è piaciuto meno. Del resto, lui stesso nella postfazione parla del romanzo come di un gioco, uno sfizio che si è voluto togliere. Anche no, ecco. Non importava.
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Genere: narrativa
Pubblicato in 2 copertine, narrativa |
Maggio 16th, 2007 alle 12:36
o brava! io non sapevo da che parte cominciare. concordo.