Mi fido di te - di Massimo Carlotto e Francesco Abate
chiagia
Gigi Vianello è un simpatico bastardo. Abbastanza simpatico, molto bastardo, come capita spesso ai personaggi che ci regala Carlotto. Ex terroristi, mafiosi, spacciatori che sempre, e particolarmente in questo libro, vivono sfiorando la società “normale”, infiltrandola di marcio e venendone a loro volta infiltrati di marcio. La cosa stuzzicante di “Mi fido di te” è che Gigi Vianello si è specializzato nel campo della sofisticazione alimentare. In sostanza compra in giro per il mondo prodotti avariati, contaminati, scaduti. Li vende a chi li ripulisce e riadatta e li conduce nei piatti dei ristoranti in cui mangiamo e sugli scaffali dei supermercati in cui compriamo.
Carlotto, supportato nell’occasione da un deejay sardo che si diletta di scrittura (Abate), costruisce una trama abbastanza esile nell’impianto ma comunque scorrevole e divertente anche quando snocciola senza pietà le diverse sofisticazioni che vengono attuate (vere o false, comunque verosimili e inquietanti). Inventa personaggi accattivanti ma non riesce mai a piazzare il colpo di genio che renda questo libro davvero speciale.
Il lettore fa il consueto viaggio tra il Nordest e il resto del mondo (qui la Sardegna), su toni comunque lontani dall’epica di “Arrivederci amore ciao”, uno dei miei libri preferiti, e a distanza siderale dal modello Ammaniti. E’ un libro leggero, da pomeriggio in spiaggia (a condizione che non ci sia un self service nelle vicinanze…).
Le copertine del letto: 
Carlotto ha fatto e può fare di meglio. Alla prossima.
Le righe del cuscino:
“Mangia, bimbo bello, mangia”, pensai.
Avevo riconosciuto la confezione. Il produttore era un mio cliente. Ogni mese lo rifornivo di alcuni quintali di ovoprodotto. Proveniva da una ditta di riciclaggio di rifiuti del torinese che invece di smaltire uova ammuffite, rotte, invase dei parassiti, le ripuliva alla buona dalla putrescina e dalla cadaverina e le trasformava in una poltiglia confezionata in comodi bidoncini da cinque chili, pronti per essere versati nelle impastatrici delle industrie dolciarie. E non doveva essere cattiva dato il gusto con cui il bambino ora addentava la merendina con un’avidità da adulto, senza lasciare che una briciola cadesse tra i sedili.
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Genere: narrativa
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Agosto 23rd, 2007 alle 11:56
Il libro l’ho letto in un pomeriggio estivo con caldo umido e sole battente in città. Carlotto dovrebbe avere in coraggio di evitare scivolate da cassetta estiva e dedicarsi a intrecciare trame e ricreare atmosfere come lui sa ben fare a patto che gli appartengano. E’ il caso di dirlo speriamo in altro: arrivederci
Novembre 20th, 2007 alle 11:48
Non sono assolutamente d’accordo con questa analisi. Anzi mi stupisce. Considerare Mi fido di te un libretto da spiaggia è veramente superficiale. Si tratta invece secondo me di un libro in cui ogni pagina è pesante e porta con se tanti pensieri e molte angosce, attraverso un’attenta indagine sul cibo adulterato (vera o verosimile) ci svela un mondo in putrefazione. E se Giorgio Pellegrini (protagonista di Arrivederci amore ciao) era figlio della rivoluzione negata, Gigi Vianello è invece il parto naturale di una società cresciuta secondo il modello del rampantismo manageriale degli amici del quartierino. Consiglierei a questo proposito la recensione di Benedetto Vecchi (è facilmente reperibile in rete) apparsa sul Manifesto che è molto più illuminante di questa mia riflessione. Forse il recensore confonde il cinico humor che serpeggia nel romanzo in leggerezza. La stessa con cui ha scritto questa banale recensione. Buon fast food.
Novembre 20th, 2007 alle 22:03
Io invece dissento sulla presunta pesantezza delle pagine di “Mi fido di te”. Pellegrini è devastante, Vianello è alla fin fine un criminale buffone che al lettore fa quasi pena. Persino il mediocre Nord Est era più drammatico di questo. Amo talmente il cinico humor da saperlo distinguere dalla leggerezza (e forse anche dalla banalità). Ripeto, proprio perchè amo Carlotto mi aspetto di meglio. Buon appetito.
Febbraio 25th, 2008 alle 17:19
non posso che concordare con PinoLino, questa recensione è piuttosto riduttiva.
Giugno 14th, 2008 alle 12:51
Mi dispiace dirlo ma su questa recensione avete “toppato” in pieno:)
Giugno 17th, 2008 alle 11:42
Le recensioni non si “toppano” (toppano?). Beata soggettività.