L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello - di Oliver Sacks
Rebus
Perché perdere tempo con i romanzi d’orrore quando la realtà sa superare la fantasia, capace com’è di sgretolarsi come un muro di friabile tufo, se il cervello comincia a perdere colpi? E’ quanto viene spontaneo chiedersi leggendo questo volumetto del 1985, il più fortunato (forse per via del curioso titolo, capace di ingenerare l’equvoco che si tratti di un romanzo su un anomalo baratto) della lunga serie di scritti pubblicati dal dottor Oliver Sacks dal 1970 ad oggi.
Sacks, titolare della cattedra di neurologia all’Università di Los Angeles, prende spunto dall’analoga esperienza del suo omologo sovietico Lurija (un titolo per tutti, “La mente del mnemonista”, basato sulla vera storia di un tale, incapace di dimenticare i più piccoli dettagli del proprio vissuto, inquietantemente simile al memorioso Funes di Borges) per narrare dei bizzarri fenomeni indotti dal malfunzionamento del sistema cognitivo umano.
E nei suoi resoconti, resi accessibili a tutti dal contenuto utilizzo della aliena terminologia tecnica, c’è davvero di che meravigliarsi, anzi, sgomentarsi; ché pare infinito, il ventaglio di possibili agguati al nostro usuale vivere.
Ecco, allora, tra gli altri, il professore di musica, fine e colto, ottimo interlocutore, apparentemente un individuo normale, divenuto incomprensibilmente incapace di riconoscere il mondo “a prima occhiata”, ma in grado di averne cognizione solo scomponendolo nei suoi elementi peculiari e lavorando di deduzione (un comune guanto viene identificato solo dopo averne esperita la morfologia di ogni singola parte e non prima di aver casualmente inserito la mano al suo interno). Il momento del commiato del musicista spalanca un rivelante spiraglio sull’abisso in cui costui, quasi inconsapevolmente, vive: e sarebbe quasi una gag comica, se non manifestasse in tutta la sua tragicità l’allucinante condizione. Egli si alza per uscire, crede di prendere il proprio cappello dall’attaccapanni ed invece si tratta… della testa di sua moglie, ben piantata sul resto del corpo.
E’ il caso da cui è derivato il titolo del libro, che, per inciso, ben avrebbe potuto chiamarsi “La donna che si disincarnò”, oppure “L’uomo che viveva nel passato”, giusto per accennare a due dei tanti episodi a cui Sacks fa qui riferimento.
Chi voglia, si rifiuti pure di credere alla realtà delle storie narrate, e si fermi pure a prendere questa summa di casi clinici come l’eccezionale parto di una fervida immaginazione che venga spacciato per verità: è sicuramente più comodo e, probabilmente, più opportuno.
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Genere: narrativa
Pubblicato in 3 copertine, narrativa |
Maggio 25th, 2007 alle 15:59
Ma come: dopo tutta questa (bella) recensione solo tre copertine?
Comunque penso che il libro di Lurija che citi non si trovi come “La mente del(lo?) mnemonista” ma come “Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla”… almeno nell’edizione che ho io
Maggio 28th, 2007 alle 07:55
Eh, ma, come vedi, io non sono affatto l’uomo descritto da Lurija…
Maggio 28th, 2007 alle 07:57
P.S. - Ho verificato: lo riporta proprio così (compreso lo strafalcione grammaticale).