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Letti da rifare

quattro chiacchiere tra pagine e coperte

Era ieri - di Enzo Biagi

Febbraio 12th, 2007 by Rebus

Fa sempre piacere leggerlo, il Grande Vecchio del giornalismo italiano. Anche quando, come tutti i nonni che hanno superato una certa soglia dell’età, tende a ripetere all’infinito le stesse storie. Anche quando, come in questo caso, l’autobiografia diventa il pretesto per togliersi dalla scarpa qualche sassolino (o macigno), lungamente, ma non per questo meno dolorosamente, tollerato. Le cronache, questa volta, non restano fini a se stesse. Non c’è il “ricordare tanto per il piacere di farlo”, che avevamo gustato nelle precedenti pubblicazioni. Ce ne si accorge sin dalle prime pagine, quando la memoria va, ancora dolente e amareggiata, ai tempi del cosiddetto “editto bulgaro”: ovvero, all’epurazione delle terribili “penne rosse” dai palinsesti Rai, decretata dal presidente del consiglio pro-tempore (chissà mai chi…).

Dalle righe del libro traspare come questo evento sia stato un vero shock per Biagi. Benché egli tenti più volte di affermare la propria superiorità di fronte alla cosa, è palese che il trauma dell’attacco subìto è un chiodo fisso che va a tutti i costi cavato. Così, respingere l’accusa di essere stato un conduttore filo-rosso diventa (per giocare con le parole) il filo rosso conduttore dell’intera opera.

A questo fine, anche il tono - tipicamente dimesso, come d’uso nello stile caro al Nostro - si veste qui di una modestia solo millantata. Il “ragazzo” è pienamente consapevole di essere la penna più prestigiosa del panorama editoriale nostrano e ci tiene a che il lettore se ne persuada a sua volta, onde potersi condolere ed indignare di tanta consumata lesa maestà. Con lui caddero Santoro e Luttazzi, ma, nella descrizione dei fatti, costoro restano figure di sfondo, più comparse che comprimari dell’increscioso episodio, del quale si ritiene, evidentemente, unico e solo vero martire.
Il senso dell’opera, in definitiva, è riassumibile nella possibile, seguente citazione: “A me, che ho visto (e narrato) cose che voi umani non potete nemmeno immaginare (altro che navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione e raggi B balenare nel buio!!!) quel tappetto malefico ha osato fare questo!!!”

Ed ecco, allora, pagine e pagine di rivendicazioni, spesso ripetitive, solo sporadicamente condite da aneddoti avulsi dal malanimo o ornate dal racconto dell’impegno partigiano, precocemente scoperto durante gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale (e poi perpetuato sino ai giorni nostri…).
Solo per questo, con tutto il rispetto che indiscutibilmente gli è dovuto, mi permetto di affermare che, da uno come Biagi, ci si potesse aspettare di più e meglio.
Comunque, come dicevo, fa sempre piacere leggerlo.

Le copertine del letto: (corte)

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Genere: attualità

Era ieri

Pubblicato in 3 copertine corte, narrativa |

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