Romanitas – di Sophia McDougall
Rebus
Ora, io vorrei sapere perché mi imbarco sempre in certe disperanti imprese. Eh, sì: perché portare a termine la lettura del mastodontico romanzo della McDougall non è stata affatto una passeggiata. La ragazza (obiettivamente, non ce la faccio a chiamarla scrittrice) ipotizza che l’impero romano non sia mai crollato, perpetrandosi sino ai giorni nostri (anno 2757 dalla fondazione di Roma). C’è la lingua latina che surroga l’inglese nelle conversazioni internazionali. C’è la tecnologia moderna, che si è evoluta incredibilmente nella stessa maniera di quella esistente. C’è il longvision al posto del televisore, il longdirector al posto del telefono e le spiro-ali al posto degli elicotteri: ma sono dettagli meramente terminologici, giacché gli apparecchi dovrebbero essere identici ai loro alter-ego reali (il condizionale è d’obbligo, poiché l’autrice non ritiene di doversi applicare in un impegno descrittivo a riguardo). Ci sono le automobili e i camion (questi non hanno, invece, mutato nome).
In questo para-scenario (apprezzabile, invero, lo sforzo di fantasia che la McDougall profonde nell’immaginare la cronologia degli eventi, elencata in appendice, come in un vero manuale storiografico) si piazza la storiella del giovine Marco, Delfino di stirpe reale, costretto a fuggire per mezzo impero, braccato da chi, tramando, già causò la morte dei suoi divin genitori, rei di voler abolire la schiavitù. Viene coadiuvato da due ragazzotti, fratello e sorella, variamente dotati di poteri paranormali (lui applica la pranoterapia ultra-rapida, lei legge nella mente meglio di Gustavo Rol), fuggiti al loro destino di schiavitù e per questo ricercati come fuorilegge. Insieme ad altri personaggi troveranno il modo di riportare a galla la verità, affinché i colpevoli trovino adeguata punizione, il bene trionfi e lallero lallà (ma to be continued).
Le copertine del letto: 
Al di là della mera difficoltà fisica di maneggiare le 500 e rotte pagine del tomo, quello che più affatica è metabolizzare il racconto, fatto di dialoghi non sempre intelligibili (a volte non si capisce chi dica cosa, né a chi), di descrizioni banali di luoghi e personaggi e di stereotipi letterari stantii. I pochi colpi di scena sono prevedibili e resi male. Non si capisce per quale motivo, poi, quanto succede nelle ultime pagine (lungi da me anticipare alcunché della storia!) non possa accadere sin dall’inizio, evitando così l’inutile odissea del rampollo imperiale…
Insomma, si termina la lettura con un senso di profondo sollievo e si prende nota mentalmente di scansare i promessi (minacciati?) successivi due capitoli di quella che si impone a tutti gli effetti come una vera e propria saga. Mantale.
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Genere: Romanzo pseudo fantascientifico
Pubblicato in 2 copertine, fantas(y)cienza |
Gennaio 31st, 2007 alle 15:50
ho capito … ma perchè due copertine? stronchiamo ragazzi, stronchiamo, che almeno siano corte queste copertine! perbacco
Aprile 27th, 2007 alle 15:45
allora che dire…
anche io ho letto questo libro (un vero schifo) perchè ne sono stata costretta dal mio professore di storia. ha la fissazione che non leggiamo abbastanza noi giovani 16enni e così ci stampa pagine di titoli. e così anche se controvoglia sono andata avanti. domani ho compito e così mi aggiro furtivamente in siti per vedere che cosa ne pensa una vera critica. e GRAZIE GRAZIE veramente per dire che questo NON è un gran libro. insomma è molto meglio leggere Twilight o New Moon che sono mooolto più appassionanti però devo dire non hanno nulla a che fare con storia.
eh beh. amen.
Aprile 30th, 2007 alle 13:43
Ah, be’, ma nemmeno il romanzo della McDougall ha nulla a che fare con la storia.
Marzo 31st, 2008 alle 11:05
A me è piaciuto molto soprattutto lo sforzo socio storico che ho trovato vero simile …non l’ho trovato difficile da maneggiare o da comprendere, sarà che leggo fantasy dalle medie e quindi la mia mente è particolarmente aperta ad ogni possibilità( Ane rice Terry brooks etc) aspetto il seguito per poter decretare se davvero inserirlo tra i miei libri preferiti..
Maggio 15th, 2008 alle 16:37
Anche io sono una sedicenne eppure ho trovato bellissimo il libro! Insomma, anche io credo che a volte i dialoghi siano difficoltosi, ma basta leggere con attenzione e tutto va a posto… Non capisco il perchè di tutte queste critiche…
Maggio 16th, 2008 alle 13:58
Ma perché de gustibus non est disputandum, cara Veronica.
Nemmeno i tuoi.
Maggio 16th, 2008 alle 21:02
ed io che pensavo fosse colpa dell’età, siamo vecchi Reb, ed invecchiando si diventa esigenti, o rompicolgioni…
Agosto 15th, 2008 alle 16:41
A me è sembrato carino, la prima parte è si un po piatta ma poi si riprende bene. Bisogna pensare che è il suo primo libro, migliorerà con il tempo! Sto leggendo il secondo ora ed è decisamente migliore, più intrighi e colpi di scena. Comunque si, de gustibus non est disputandum!!! (l’est va alla fine? avevo 3 in latino salve a tutti)
Agosto 17th, 2008 alle 21:46
se non ricordo male la perifrastica passiva ammetteva l’omissione del verbo… ^o